venerdì 6 luglio 2012

Che cosa produrre

controlacrisi.org/ombrerosse, n. 5, sabato 7 luglio 2012
http://www.controlacrisi.org/notizia/Ambiente/2012/7/6/24266-ambiente-che-cosa-produrre/

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

“Lavoro” è parola magica, ripetuta da tutti: si esce dalla crisi se aumenta l’occupazione non tanto per amore del lavoro o dei lavoratori ma perché solo così i lavoratori, cioè praticamente la totalità dei cittadini di un paese, possono guadagnare del denaro che possono spendere per comprare merci e servizi prodotti da altro lavoro. Il fine del lavoro è infatti produrre merci e servizi. Cioè, sostanzialmente, merci, perché anche i servizi sono resi possibili da qualche ”cosa” prodotta, venduta o acquistata per denaro. Il principale servizio, la vita quotidiana, è reso possibile perché qualcuno produce, col proprio lavoro, ferro, alluminio, bevande, patate, carne, plastica, carrelli della spesa, e trasporta, carica e scarica verdura e maiali. Il servizio mobilità, la possibilità di andare al lavoro o in vacanza, è assicurato da quei tanti chili di acciaio, plastica, gomma, alluminio, eccetera che si chiama automobile che si muove soltanto se viene alimentata con tanti chili di un prodotto della raffinazione del petrolio. Il servizio illusione è reso possibile dalla raffinata rete telematica che alimenta le sale giochi, le macchine da poker e dalle persone che raccolgono o convogliano scommesse. Tutto lavoro. A rigore, anche i servizi evasione e prostituzione sono resi possibili dal lavoro di chi produce e vende stupefacenti, o accompagna le ragazze al posto “di lavoro” sulla strada. Ciascuna società scoraggia alcuni lavori perché producono merci e servizi eticamente sconsigliabili e ne incoraggia altri.

lunedì 2 luglio 2012

Produrre che cosa ? (1996)

Liberazione, 30 luglio 1996

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Si parla tanto di bisogno di nuova occupazione, la cui mancanza è veramente la fonte di ogni malessere sociale, di tensioni, di ingiustizia. E si sente parlare anche di azioni politiche ed economiche per aumentare l'occupazione. Mi pare però che si dimentichi che il lavoro produce merci e servizi e che da questi si deve partire, se si vuole stabilire quali e quanti posti di lavoro si vogliono creare e dove nel territorio. Merci e servizi non sono neutrali e non è vero che rispondono alla domanda dei consumatori, come se la produzione e il mercato fossero "al servizio" dei cittadini-lavoratori-consumatori.

E non è neanche vero che i servizi sono qualcosa di immateriale, che stiamo andando verso una società dell'informazione, biotronica, virtuale, dematerializzata, in cui ci sarà sempre meno bisogno di merci fisiche, materiali, e tutto sarà basato sull'immagine e l'informazione. L'informazione non è qualcosa sospeso nell'etere: chi sta leggendo questo giornale trae le notizie da un intreccio di fibre di cellulosa che era, poco tempo fa, "dentro" un albero, che ha percorso migliaia di chilometri prima di diventare carta (insieme a scorie e rifiuti), prima che l'inchiostro, tratto dai prodotti petrolchimici, lo coprisse di lettere e segni. L'informazione è trasportata da macchine "elettroniche" che sono "fatte" di oggetti materiali, alcuni molto più sofisticati del "ferro": oro, silicio, terre rare, tratti dalla natura con processi tecnici che richiedono materie prime, lavoro, energia, che generano inquinamento e scorie.

martedì 26 giugno 2012

Rio+20

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 26 giugno 2012

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Le diecine di migliaia, per la maggior gloria del turismo brasiliano, di persone che si sono riunite a Rio de Janeiro la settimana scorsa in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite “Rio+20. Lo sviluppo sostenibile”, hanno ormai fatto le valige e sono tornate a casa. Erano presidenti, ministri, sottosegretari, funzionari, consulenti dei governi e delle grandi potenze economiche, finanziarie e industriali, i lobbysti, e poi rappresentanti delle innumerevoli associazioni internazionali e nazionali che hanno organizzato contro-conferenze.

La conferenza ufficiale si è svolta a venti anni di distanza da un’altra che si era tenuta ugualmente nella grande città brasiliana e che era intitolata “Ambiente e sviluppo”. In realtà tutto era cominciato ancora venti anni prima, nel 1972, a Stoccolma con la prima grande conferenza dell’”età ecologica”, intitolata “L’ambiente umano. Una sola terra”. A quella prima conferenza delle Nazioni Unite, nel 1972, partecipavano per la prima volta paesi che uscivano dalla lunga notte di secoli di colonialismo e che chiedevano un ambiente e una economia rispettosi del loro diritto ad usare le proprie risorse naturali, forestali, minerarie, energetiche, per il proprio sviluppo ”umano”, per l’appunto, nel rispetto dell’ambiente naturale che rappresenta la vera comune casa degli uomini.

venerdì 22 giugno 2012

Anniversario del referendum nucleare 2011

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 12 giugno 2012

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Sembra passato un secolo, eppure è solo anno da quando gli italiani hanno espresso a grandissima maggioranza, con due referendum “ambientali”, la volontà di impedire la costruzione di nuove centrali nucleari e di impedire che avide società private si approprino delle aziende che distribuiscono l’acqua potabile nelle nostre case (6 miliardi di metri cubi all’anno) e dei molti miliardi di euro all’anno.ricavati dalla vendita di un bene, l’acqua, che è di tutti noi. Il referendum contro l’energia nucleare ha fortunatamente fermato un’avventura che rischiava di finire in un disastro ecologico ma anche finanziario.

venerdì 15 giugno 2012

Marxismo e ecologia


MetropoLis, marzo 2010
http://www.lsmetropolis.org/2010/03/marxismo-e-ecologia-2/
ScriptaMinima #3178

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Ecologia: scienza borghese ?

Cadono in questo 2010 quarant’anni dalla prima “Giornata della Terra” dell’aprile 1970; l’”ecologia” veniva presentata alla opinione pubblica mondiale come una occasione di cambiamento verso rapporti meno violenti fra gli esseri umani e l’ambiente sull’onda del grande movimento di contestazione di studenti e lavoratori contro la società capitalistica e le sue violenze, contro la società dei consumi, nella speranza dell’avvento di una più giusta società socialista, meno violenta nei confronti degli esseri umani e della stessa natura. La borghesia capì subito bene il pericolo implicito, il potenziale eversivo dell’ecologia --- un libro americano apparve col titolo: “Ecologia, scienza sovversiva”, un articolo di Virginio Bettini del 1970 era intitolato esplicitamente “L’ecologia é rossa” --- e diventò rapidamente amante dell’ecologia col preciso intento di mostrare che l’ecologia era qualsiasi cosa fuorché “rossa”, confortati dai molti nipotini di quel dottor Andrew Ure (1778-1857), che nel suo libro "La filosofia delle manifatture" (1835) contestava le proposte di riduzione dell'orario di lavoro dei ragazzi, primi tentativi di ecologia del lavoro, dimostrando "scientificamente" che i bambini che lavoravano dodici ore al giorno nelle filande stavano meglio di salute ed erano più alti di statura dei loro ragazzacci coetanei che "perdevano tempo" a giocare e a non far nulla o ad andare a scuola ! La società del libero mercato avrebbe risolto tutti i problemi ecologici. Del resto col loro credo “industrialista” che cosa avevano mai capito Marx e Engels dell’ecologia ? non era stato forse Lenin che aveva detto che il comunismo è “soviet e elettrificazione” ? Ma è poi vero ? Che cosa avevano davvero detto i fondatori del comunismo sui rapporti fra “l’uomo e l’ambiente” ?

martedì 17 aprile 2012

Il settantadue

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 17 aprile 2012

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Il 1972, quarant’anni fa, fu il culmine di un vasto movimento di “contestazione ecologica” che era cominciato dieci anni prima: la denuncia dei danni dei pesticidi clorurati come il DDT; degli erbicidi usati nel Vietnam per distruggere, in quel lontano, paese asiatico, le foreste tropicali in cui si rifugiavano i partigiani antiamericani; della contaminazione radioattiva seguita agli esperimenti nucleari nell’atmosfera; dell’inquinamento dovuto alle fabbriche e alle perdite di petrolio nel mare; la comparsa delle alghe nei mari; la crescita della popolazione mondiale, avevano richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica sui guasti arrecati all’ambiente naturale e umano.

Le fotografie della Terra scattate dagli astronauti da grande distanza avevano mostrato che il nostro pianeta è una piccola palla azzurra nell’immensità degli spazi interplanetari, l’unica casa che abbiamo da cui trarre cibo, acqua, minerali, energia e in cui immettere le scorie e i rifiuti delle nostre attività, proprio come avviene nelle navicelle spaziali. L’immagine della Terra come navicella spaziale, “Spaceship Earth”, ebbe forte effetto emotivo tanto che si moltiplicarono i dibattiti e gli incontri, a cominciare dagli Stati Uniti, intrecciati con le altre contestazioni degli studenti e degli operai degli stessi anni sessanta.

lunedì 9 aprile 2012

Ambiente e lavoro

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 10 aprile 2012


Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

La marcia dei lavoratori dell’acciaieria di Taranto, il 21 marzo 2012, in difesa del posto di lavoro “contro” gli “ambientalisti” merita qualche considerazione più generale. Nella società industriale sono spesso contrapposti differenti diritti. La “contestazione” chiede il rispetto di alcuni diritti fondamentali, da quelli di un lavoro decente e equamente retribuito nelle fabbriche e nei campi, a quelli “ecologici”, che i fumi e i rifiuti delle attività produttive non avvelenino la popolazione. Gli imprenditori, da parte loro, hanno il ”diritto” di trarre, dal denaro investito per produrre merci mediante il lavoro umano, un profitto necessario per poter investire in altre fabbriche che producono altre merci mediante altro lavoro umano.