martedì 8 febbraio 2011

Una etica dell'ambiente

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Uno dei grandi temi del dibattito culturale e anche politico, anche in Italia, riguarda la parola “ambiente”. Da molti anni esiste un “Ministero dell’ambiente” che ha come compito delle azioni per la “difesa dell’ambiente”; ma da quale nemico e perché l’ambiente va difeso ? Se intavolate il discorso con qualche vostro conoscente vi sentirete rispondere che lui è da sempre appassionato di ecologia, amico dell’ambiente; sono certamente amiche dell’ambiente le persone che protestano contro le discariche di rifiuti o contro gli inceneritori, sono certamente amiche dell’ambiente le persone che visitano religiosamente i parchi naturali, quelle che comprano l’ultimo modello di automobile euro 5 che, promettono, inquina di meno, eccetera.

domenica 16 gennaio 2011

carestie

La Gazzetta del Mezzogiorno, domenica 16 gennaio 2011

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Io amo le cipolle; non so se è vero che hanno eccezionali proprietà curative, se tengono lontano il malocchio e poco mi importa se fanno piangere quando si sbucciano; mi piacciono e basta. Per questo potete immaginare che, come merceologo, seguo con attenzione il fatto che il prezzo delle cipolle sia aumentato di tre volte in pochi mesi in India, il principale consumatore di tali tuberi, e che questo aumento di prezzo si inserisca in un generale aumento delle tensioni internazionali a proposito di crisi alimentari. Rincari di cipolle in India, rincari di cereali in Algeria e Tunisia, tensioni nei mercati europei, sono tutti degnali di una crisi di cui poco si parla, ma che può innescare guerre fra paesi concorrenti e movimenti interni anche rivoluzionari.

lunedì 13 dicembre 2010

L'Italia si restringe

La Gazzetta del Mezzogiorno, sabato 11 dicembre 2010

L’Italia si restringe

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

L’Italia ha ottomila chilometri di coste: la metà circa di queste coste è costituita da spiagge sottili, coperte di sabbia o piccoli ciottoli, l’altra metà è costituita da coste rocciose. Le spiagge hanno un grande valore estetico ed economico, sono belle e attraggono le persone che vogliono fare il bagno o prendere il Sole. Davanti alle spiagge il livello del mare degrada lentamente per cui possono fare il bagno anche quelli che non sono esperti nuotatori; per questo le spiagge sono così frequentate da persone di tutte le età. Purtroppo quasi tutte le spiagge, di anno in anno, si accorciano, come se ci fosse uno spirito maligno. Non colpa della forza delle onde, che più o meno è sempre uguale ogni anno, e non sono neanche le forze del mare che, anche quando è tranquillo, fa scorrere grandi masse di acqua parallelamente alle coste, spostando la sabbia del fondo da un posto all’altro.

sabato 4 dicembre 2010

Poggio: I paradossi dell'immigrazione

Pier Paolo Poggio
Brescia, 29 novembre 2010

Tutti gli indicatori oggettivi di carattere sociale ed economico ci dicono che l’immigrazione è stata una manna per l’Italia e gli italiani. Questi ultimi però, nella loro grande maggioranza, pensano che sia una disgrazia, una sorta di catastrofe naturale, se non un complotto politico, che si deve affrontare in termini di sicurezza nazionale. La distanza abissale tra la realtà e la rappresentazione è la fonte principale dei nostri guai.

sabato 20 novembre 2010

L'importanza del gabinetto

19 Novembre: World Toilet Day

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 17 ottobre 2006

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Qual è la stanza più importante della casa ? La camera da letto ? no, perché si può mettere un divano nell’ingresso. La cucina ? no, perché si può avere una stanza che ospita cucina e tinello. L’unica stanza veramente unica e irrinunciabile è il gabinetto. Sembra un argomento poco elegante da trattare, ma intorno a questa stanza circolano non solo aspetti importanti dal punto di vista igienico e della salute, ma anche potenti affari, come ha dimostrato la conferenza internazionale sui gabinetti che si è tenuta nell'ottobre del 2006 a Mosca.

sabato 13 novembre 2010

Tecnologie intermedie

La Gazzetta del Mezzogiorno, giovedì 17 giugno 2010

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Tecnica è una parola che usiamo continuamente parlando della fabbricazione e dell’uso degli innumerevoli oggetti che ci circondano: un termine antichissimo e modernissimo. “Tecnica” viene dalla parola “techne” con cui gli antichi greci, oltre duemila anni fa, indicavano l’”arte”, la capacità di fare le cose, le cose utili. Da duecento anni i sociologi discutono il ruolo che la tecnica ha avuto nel modificare, nel bene e nel male, la società, la cultura. Forse l’analisi più approfondita del tema è stata fatta nel 1933 dal sociologo e urbanista americano Lewis Mumford (1895-1990) nel libro “Tecnica e cultura”, tradotto in italiano nel 1961 e ristampato di recente. Per ogni società la tecnica ha differenti significati: a rigore era “tecnica” quella con cui gli egiziani sollevavano enormi blocchi nelle piramidi, l’uso dell’aratro per modificare il suolo da coltivare, il funzionamento delle norie che sollevavano l’acqua nei nostri campi ancora pochi decenni fa. Così come è “tecnica” la possibilità di aumentare il rendimento delle coltivazioni agricole o la costruzione di una bomba atomica, la possibilità di comunicare e di depurare le acque di fogna, di innalzare grattacieli e far parlare televisori e cellulari.

Petrolio nel mare: cronaca di un'estate

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 15 giugno 2010

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Nel 1953 il regista francese Henri-Georges Clouzot diresse un film intitolato: “Vite vendute”, interpretato da Yves Montand, Folco Lulli e altri famosi attori: la storia drammatica descrive il viaggio di un gruppo di quattro camionisti disperati che trasportano, per pochi soldi (il titolo originale era ”Il salario della paura”) attraverso deserti privi di strade, dei fusti pieni del potente e pericoloso esplosivo nitroglicerina destinato ad un pozzo petrolifero in fiamme. L’esplosione della nitroglicerina alla bocca del pozzo sottrae ossigeno e fa cessare l’incendio (ma non la fuoriuscita del petrolio). Il camion e i guidatori superano terribili difficoltà, alcuni muoiono, e finalmente uno di loro riesce a raggiungere il pozzo in fiamme e a guadagnare “il salario” promesso. Mi è tornato in mente leggendo le cronache dell’incendio del pozzo petrolifero nel Golfo del Messico e osservando le immagini della continua fuoriuscita di petrolio e gas dal fondo del mare.