Pier Paolo Poggio
Brescia, 29 novembre 2010
Tutti gli indicatori oggettivi di carattere sociale ed economico ci dicono che l’immigrazione è stata una manna per l’Italia e gli italiani. Questi ultimi però, nella loro grande maggioranza, pensano che sia una disgrazia, una sorta di catastrofe naturale, se non un complotto politico, che si deve affrontare in termini di sicurezza nazionale. La distanza abissale tra la realtà e la rappresentazione è la fonte principale dei nostri guai.
sabato 4 dicembre 2010
sabato 20 novembre 2010
L'importanza del gabinetto
19 Novembre: World Toilet Day
La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 17 ottobre 2006
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Qual è la stanza più importante della casa ? La camera da letto ? no, perché si può mettere un divano nell’ingresso. La cucina ? no, perché si può avere una stanza che ospita cucina e tinello. L’unica stanza veramente unica e irrinunciabile è il gabinetto. Sembra un argomento poco elegante da trattare, ma intorno a questa stanza circolano non solo aspetti importanti dal punto di vista igienico e della salute, ma anche potenti affari, come ha dimostrato la conferenza internazionale sui gabinetti che si è tenuta nell'ottobre del 2006 a Mosca.
La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 17 ottobre 2006
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Qual è la stanza più importante della casa ? La camera da letto ? no, perché si può mettere un divano nell’ingresso. La cucina ? no, perché si può avere una stanza che ospita cucina e tinello. L’unica stanza veramente unica e irrinunciabile è il gabinetto. Sembra un argomento poco elegante da trattare, ma intorno a questa stanza circolano non solo aspetti importanti dal punto di vista igienico e della salute, ma anche potenti affari, come ha dimostrato la conferenza internazionale sui gabinetti che si è tenuta nell'ottobre del 2006 a Mosca.
sabato 13 novembre 2010
Tecnologie intermedie
La Gazzetta del Mezzogiorno, giovedì 17 giugno 2010
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Tecnica è una parola che usiamo continuamente parlando della fabbricazione e dell’uso degli innumerevoli oggetti che ci circondano: un termine antichissimo e modernissimo. “Tecnica” viene dalla parola “techne” con cui gli antichi greci, oltre duemila anni fa, indicavano l’”arte”, la capacità di fare le cose, le cose utili. Da duecento anni i sociologi discutono il ruolo che la tecnica ha avuto nel modificare, nel bene e nel male, la società, la cultura. Forse l’analisi più approfondita del tema è stata fatta nel 1933 dal sociologo e urbanista americano Lewis Mumford (1895-1990) nel libro “Tecnica e cultura”, tradotto in italiano nel 1961 e ristampato di recente. Per ogni società la tecnica ha differenti significati: a rigore era “tecnica” quella con cui gli egiziani sollevavano enormi blocchi nelle piramidi, l’uso dell’aratro per modificare il suolo da coltivare, il funzionamento delle norie che sollevavano l’acqua nei nostri campi ancora pochi decenni fa. Così come è “tecnica” la possibilità di aumentare il rendimento delle coltivazioni agricole o la costruzione di una bomba atomica, la possibilità di comunicare e di depurare le acque di fogna, di innalzare grattacieli e far parlare televisori e cellulari.
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Tecnica è una parola che usiamo continuamente parlando della fabbricazione e dell’uso degli innumerevoli oggetti che ci circondano: un termine antichissimo e modernissimo. “Tecnica” viene dalla parola “techne” con cui gli antichi greci, oltre duemila anni fa, indicavano l’”arte”, la capacità di fare le cose, le cose utili. Da duecento anni i sociologi discutono il ruolo che la tecnica ha avuto nel modificare, nel bene e nel male, la società, la cultura. Forse l’analisi più approfondita del tema è stata fatta nel 1933 dal sociologo e urbanista americano Lewis Mumford (1895-1990) nel libro “Tecnica e cultura”, tradotto in italiano nel 1961 e ristampato di recente. Per ogni società la tecnica ha differenti significati: a rigore era “tecnica” quella con cui gli egiziani sollevavano enormi blocchi nelle piramidi, l’uso dell’aratro per modificare il suolo da coltivare, il funzionamento delle norie che sollevavano l’acqua nei nostri campi ancora pochi decenni fa. Così come è “tecnica” la possibilità di aumentare il rendimento delle coltivazioni agricole o la costruzione di una bomba atomica, la possibilità di comunicare e di depurare le acque di fogna, di innalzare grattacieli e far parlare televisori e cellulari.
Petrolio nel mare: cronaca di un'estate
La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 15 giugno 2010
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Nel 1953 il regista francese Henri-Georges Clouzot diresse un film intitolato: “Vite vendute”, interpretato da Yves Montand, Folco Lulli e altri famosi attori: la storia drammatica descrive il viaggio di un gruppo di quattro camionisti disperati che trasportano, per pochi soldi (il titolo originale era ”Il salario della paura”) attraverso deserti privi di strade, dei fusti pieni del potente e pericoloso esplosivo nitroglicerina destinato ad un pozzo petrolifero in fiamme. L’esplosione della nitroglicerina alla bocca del pozzo sottrae ossigeno e fa cessare l’incendio (ma non la fuoriuscita del petrolio). Il camion e i guidatori superano terribili difficoltà, alcuni muoiono, e finalmente uno di loro riesce a raggiungere il pozzo in fiamme e a guadagnare “il salario” promesso. Mi è tornato in mente leggendo le cronache dell’incendio del pozzo petrolifero nel Golfo del Messico e osservando le immagini della continua fuoriuscita di petrolio e gas dal fondo del mare.
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Nel 1953 il regista francese Henri-Georges Clouzot diresse un film intitolato: “Vite vendute”, interpretato da Yves Montand, Folco Lulli e altri famosi attori: la storia drammatica descrive il viaggio di un gruppo di quattro camionisti disperati che trasportano, per pochi soldi (il titolo originale era ”Il salario della paura”) attraverso deserti privi di strade, dei fusti pieni del potente e pericoloso esplosivo nitroglicerina destinato ad un pozzo petrolifero in fiamme. L’esplosione della nitroglicerina alla bocca del pozzo sottrae ossigeno e fa cessare l’incendio (ma non la fuoriuscita del petrolio). Il camion e i guidatori superano terribili difficoltà, alcuni muoiono, e finalmente uno di loro riesce a raggiungere il pozzo in fiamme e a guadagnare “il salario” promesso. Mi è tornato in mente leggendo le cronache dell’incendio del pozzo petrolifero nel Golfo del Messico e osservando le immagini della continua fuoriuscita di petrolio e gas dal fondo del mare.
giovedì 21 ottobre 2010
Quale è la verità
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
1. Siamo di fronte a mutamenti climatici dovuti al riscaldamento della Terra per effetto serra: le attività umane immettono nell’atmosfera anidride carbonica e altri gas che modificano la trasparenza dell’atmosfera alle radiazioni solari che raggiungono la superficie terrestre e alle radiazioni chela Terra stessa, un corpo ”caldo” immerso negli spazi freddissimi interplanetari, irraggia verso l’esterno. La radiazione solare in entrata in media è maggiore di quella re-irraggiata dal pianeta verso l’esterno per cui i continenti e gli oceani stanno subendo un lento riscaldamento che comporta mutamenti nella circolazione delle acque oceaniche, fusione dei ghiacci e minaccia di aumento del livello dei mari. Lo dicono agenzie intergovernative, molti governi decidono di modificare le proprie politiche economiche e ambientali per arginare questo fenomeno.
1. Siamo di fronte a mutamenti climatici dovuti al riscaldamento della Terra per effetto serra: le attività umane immettono nell’atmosfera anidride carbonica e altri gas che modificano la trasparenza dell’atmosfera alle radiazioni solari che raggiungono la superficie terrestre e alle radiazioni chela Terra stessa, un corpo ”caldo” immerso negli spazi freddissimi interplanetari, irraggia verso l’esterno. La radiazione solare in entrata in media è maggiore di quella re-irraggiata dal pianeta verso l’esterno per cui i continenti e gli oceani stanno subendo un lento riscaldamento che comporta mutamenti nella circolazione delle acque oceaniche, fusione dei ghiacci e minaccia di aumento del livello dei mari. Lo dicono agenzie intergovernative, molti governi decidono di modificare le proprie politiche economiche e ambientali per arginare questo fenomeno.
venerdì 17 settembre 2010
Sono orgoglioso di essere un chimico
2011 anno internazionale della chimica
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Nel parlare comune troppo spesso "chimica" è parolaccia e viene associata a cose sgradevoli: l'inquinamento chimico, gli additivi chimici, la diossina di Seveso, eccetera. Quasi contrapposta a qualcosa di virtuoso che sarebbe "naturale", come gli alimenti naturali (o "biologici"), l'acqua in bottiglia naturale, eccetera.
L'equivoco e la confusione nascono, a mio modesto parere, da vari fattori. Il primo ha le sue radici nella scuola dove la chimica come disciplina è relegata ad un ruolo secondario ed è spesso insegnata male, senza amore, come dimostra il ricordo angoscioso --- il ricordo delle "formule", spesso incomprensibili --- rimasto a coloro che hanno dovuto subirla per un anno in qualche scuola superiore. Capita così di leggere articoli, scritti da giornalisti certamente bravissimi, che il loro direttore licenzierebbe se non sapessero scrivere correttamente il nome di Freud o di Heidegger, i quali con assoluta sicumera parlano di celle fotovoltaiche al silicone (o di seni artificiali al silicio); o che parlano di una imposta sul carbone quando invece tale imposta è proporzionale al contenuto di carbonio presente nei vari combustibili fossili: petrolio, gas naturale e anche carbone, naturalmente: eccetera.
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Nel parlare comune troppo spesso "chimica" è parolaccia e viene associata a cose sgradevoli: l'inquinamento chimico, gli additivi chimici, la diossina di Seveso, eccetera. Quasi contrapposta a qualcosa di virtuoso che sarebbe "naturale", come gli alimenti naturali (o "biologici"), l'acqua in bottiglia naturale, eccetera.
L'equivoco e la confusione nascono, a mio modesto parere, da vari fattori. Il primo ha le sue radici nella scuola dove la chimica come disciplina è relegata ad un ruolo secondario ed è spesso insegnata male, senza amore, come dimostra il ricordo angoscioso --- il ricordo delle "formule", spesso incomprensibili --- rimasto a coloro che hanno dovuto subirla per un anno in qualche scuola superiore. Capita così di leggere articoli, scritti da giornalisti certamente bravissimi, che il loro direttore licenzierebbe se non sapessero scrivere correttamente il nome di Freud o di Heidegger, i quali con assoluta sicumera parlano di celle fotovoltaiche al silicone (o di seni artificiali al silicio); o che parlano di una imposta sul carbone quando invece tale imposta è proporzionale al contenuto di carbonio presente nei vari combustibili fossili: petrolio, gas naturale e anche carbone, naturalmente: eccetera.
sabato 11 settembre 2010
la battaglia delle cinque panchine
La battaglia delle cinque panchine. Prima puntata, martedì 10 agosto 2010.
Nella città di Roma, nel quarto municipio, nel quartiere denominato “Talenti”, all’angolo fra le vie Renato Fucini e Corrado Alvaro, davanti alla chiesa di San Mattia, c’è un piccolo giardino pubblico in cui si trovano cinque panchine. E’ un gradevole giardinetto con un poco di ombra dove trovano rifugio persone anziani, disabili e le badanti nelle ore di libertà. C’erano una volta cinque panchine, le cui stecche di legno sono state gradualmente distrutte e rotte e adesso restano solo gli scheletri di metallo.
Come anziano, ho 84 anni, e abitante del quarto municipio sono molto disturbato dalla mancanza di panchine utilizzabili e, raccogliendo anche la voce di altri frequentatori del giardinetto, ho deciso di iniziare la battaglia per avere di nuovo le cinque panchine in ordine. Ho cominciato in maniera pacifica e nonviolenta segnalando l’inconveniente a due gentili signore vigili in divisa del IV municipio le quali mi hanno detto che lo avrebbero segnalato a chi di dovere, ma che comunque sarebbe stato meglio se avessi anche telefonato al Servizio Giardini del IV municipio in Via Monte Rocchetta 10/14.
Nella città di Roma, nel quarto municipio, nel quartiere denominato “Talenti”, all’angolo fra le vie Renato Fucini e Corrado Alvaro, davanti alla chiesa di San Mattia, c’è un piccolo giardino pubblico in cui si trovano cinque panchine. E’ un gradevole giardinetto con un poco di ombra dove trovano rifugio persone anziani, disabili e le badanti nelle ore di libertà. C’erano una volta cinque panchine, le cui stecche di legno sono state gradualmente distrutte e rotte e adesso restano solo gli scheletri di metallo.
Come anziano, ho 84 anni, e abitante del quarto municipio sono molto disturbato dalla mancanza di panchine utilizzabili e, raccogliendo anche la voce di altri frequentatori del giardinetto, ho deciso di iniziare la battaglia per avere di nuovo le cinque panchine in ordine. Ho cominciato in maniera pacifica e nonviolenta segnalando l’inconveniente a due gentili signore vigili in divisa del IV municipio le quali mi hanno detto che lo avrebbero segnalato a chi di dovere, ma che comunque sarebbe stato meglio se avessi anche telefonato al Servizio Giardini del IV municipio in Via Monte Rocchetta 10/14.
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