sabato 30 giugno 2018

SM 3920 --- L'"uomo" come modificatore della Terra --- 2016


Culture della sostenibilità, 9, (18), 14-20 (II semestre 2016)

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Tutte le manifestazioni della vita comportano scambi, “commerci”, di materia e di energia; i vegetali “comprano” (senza pagare niente) anidride carbonica dall’aria, acqua e azoto dall’aria e dal suolo, e “fabbricano” le molecole di amidi, cellulose, lignine, grassi, proteine, generando, come rifiuti, ossigeno e le spoglie delle foglie e dei tronchi e delle radici. Non a caso i biologi del secolo scorso hanno chiamato i vegetali organismi “produttori”, prendendo a prestito un termine dalle manifatture. Gli animali “comprano” ossigeno e acqua e vegetali (o eventualmente altri animali), fabbricano le molecole del proprio corpo e generano come rifiuti anidride carbonica, vapore acqueo, metano, ammoniaca, gas che tornano nell'atmosfera, ed escrementi, tanto che i biologi li hanno giustamente chiamati organismi “consumatori”, prendendo a prestito, anche qui, un termine dal linguaggio dei commerci. Infine gli organismi decompositori riciclano le scorie organiche esistenti nel terreno o nelle acque e rigenerano e rimettono in circolazione anidride carbonica, acqua, azoto, eccetera.

SM 3975 -- Un piano a medio termine per l'ambente italiano -- 2017


In: "Vivere (bene) nel 2030", Futuri, n. 9, settembre 2017, p. 22-26

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Chiunque si occupa di problemi economici deve, per forza, fare delle previsioni. Ciò vale a maggior ragione per chi si occupa di processi di produzione di merci, di uso delle risorse naturali e di problemi ambientali. Ad esempio chi produce scarpe deve poter prevedere quante persone, l’anno venturo, avranno bisogno di scarpe da uomo o da donna; quando uno deve progettare la costruzione di un impianto che produrrà acciaio fra dieci anni deve prevedere quanto acciaio sarà richiesto per costruire case, ponti, automobili, lattine per le conserve di pomodoro, eccetera.
Ho avuto la sorte di studiare e poi di insegnare insieme a docenti e colleghi attenti alle tendenze produttive del futuro: addirittura allo studio di come i processi o le merci si fanno concorrenza nello stesso mercato, come una nuova merce (i computer, per esempio) può portare alla scomparsa della produzione di un’altra (le macchine per scrivere).

venerdì 8 settembre 2017

Longino Contoli, L'urlo di Altamura

Longino Contoli Amante
L’URLO DI ALTAMURA
(MICRO-POST-LEGOMENI AL CARME “DEI SEPOLCRI”)

A chi veda il teschio racchiuso, quasi in uno scrigno, nelle concrezioni di Altamura viene in mente, irresistibile, l’accostamento con “L’urlo”, di Munch!

Solo chi si occupa di Scienza ha presente quanto sia difficile, oggi, in Italia (ma, di certo, non solo), una ricerca realmente valida e libera da condizionamenti extrascientifici; la carenza di mezzi genera, fra l’altro, carenza di dati, fino al limite del “fattore limitante” il prosieguo dello studio.
Ciò è, poi, particolarmente vero per i paleontologi, costretti a districarsi fra una molteplicità di ostacoli, connessi fatalmente con il senso stesso della loro disciplina; fra di essi, infine, i paleoantropologi sarebbero da considerare alla stregua di veri eroi, per la spaventosa carenza quali- quantitativa di reperti, sull’arco di tempo, per di più, sempre più lungo che ormai li interessa; immaginatevi quanto possa pesare loro, avendo scoperto un fossile umano in apparenza completo e probabilmente quasi unico, doversi trattenere dal recuperarlo sùbito, con la prospettiva, inoltre, di dovervi del tutto rinunziare!

venerdì 7 aprile 2017

SM 3945 -- A 50 anni dalla Populorum progressio

Il manifesto domenica 26 marzo 2017

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Sembrano passati secoli, eppure sono passati solo cinquant’anni dal 1967, quando è stata pubblicata l’enciclica “Populorum progressio”, scritta da Paolo VI. Tempestosi e ricchi di speranze quegli anni sessanta del Novecento; si erano da poco conclusi i lavori del Concilio Vaticano II che aveva aperto al mondo le porte della chiesa cattolica; era ancora vivo il ricordo della crisi dei missili a Cuba, quando il confronto fra Stati Uniti e Unione Sovietica con le loro bombe termonucleari, aveva fatto sentire il mondo sull’orlo di una catastrofe; i paesi coloniali stavano lentamente e faticosamente procedendo sulla via dell’indipendenza, sempre sotto l’ombra delle multinazionali straniere attente a non mollare i loro privilegi di sfruttamento delle preziose materie prime; la miseria della crescente popolazione dei paesi del terzo mondo chiedeva giustizia davanti alla sfacciata opulenza consumistica dei paesi capitalistici del primo mondo; nel primo mondo studenti e operai chiedevano leggi per un ambiente migliore, per salari più equi, per il divieto degli esperimenti nucleari.

lunedì 20 marzo 2017

SM 3897 -- La macchina umana


Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Mai come in questi anni il problema del cibo, la gastronomia, la cucina, hanno occupato spazio nei mezzi di comunicazione, giornali, televisioni, nelle conversazioni, eccetera. Un po’ è il frutto benefico dell’esposizione di Milano dell’anno scorso, che aveva come tema: “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”. A mio parere però poca attenzione è stata dedicata alla seconda parte dello slogan, anche se, a ben guardare il principale fine del cibo è proprio fornire energia al corpo umano, quella che permette ai muscoli pompare aria nei polmoni, di espellere i prodotti della respirazione, di far circolare il sangue, di sollevare pesi, di salire i gradini; anche se le occupazioni apparentemente sedentarie comportano un consumo di energia perché si muovono i muscoli anche per sfogliare un libro, per battere sui tasti di un computer, per stare seduti davanti al televisore. Poi vengono la gioia del nutrirsi, la convivialità, le mode alimentari e tutto il resto.

giovedì 17 dicembre 2015

SM 3817a --- L'invitato di pietra della COP21 --- 2015

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

A proposito della conferenza COP21 di Parigi si sono sentiti tanti commenti, ma, a mio parere, ben poco o niente si è parlato del vero protagonista nascosto: le merci. Sono stati discussi e proposti strumenti fiscali, economici, incentivi e commerci per diminuire le modificazioni della composizione chimica dell’atmosfera dovuta alle emissioni di “gas serra”, come anidride carbonica, metano, ossidi di azoto, composti organici alogenati, eccetera, e ai cambiamenti dei terreni agricoli e delle foreste. Si parla di circa 50 miliardi di tonnellate all’anno di gas serra: una parte viene eliminata dall’atmosfera trascinata dalle piogge nei mari; una parte contribuisce alla fotosintesi; una parte, circa 25 miliardi di tonnellate ogni anno, va ad aggiungersi ai circa 3000 miliardi di tonnellate di gas serra che già sono presenti nei 5 milioni di miliardi di tonnellate di gas dell’atmosfera. Tenendo conto del peso specifico dei vari gas, il volume dei gas serra nell’atmosfera aumenta ogni anno di circa due volumi ogni milione di volumi di gas totali (ppm in volume).

mercoledì 16 dicembre 2015

SM 2526 -- Robert Jungk (1913-2914), uomo del futuro

La Gazzetta del Mezzogiorno, 20 luglio 2004

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it 

A molti dei lettori di oggi il nome di Robert Jungk forse dice poco, benché si sia trattato di uno scrittore le cui opere hanno avuto un successo e un effetto grandissimi. Jungk era nato nel 1913 in Austria e aveva iniziato una fortunata carriera di giornalista; dopo l'occupazione nazista dell'Austria era dovuto fuggire in Svizzera dove aveva continuato a scrivere contro il nazismo passando un periodo anche in un campo di internamento svizzero. In questi anni ha potuto analizzare a fondo il destino e il futuro dell'umanità in un mondo dilaniato da stermini, massacri, dalla bomba atomica, dalla contrapposizione fra popoli e paesi.

martedì 30 settembre 2014

SM 3694 -- Corridori ciechi verso la catastrofe -- 2014

La Gazzetta del Mezzogiorno, 30 settembre 2014

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Se non fosse una cosa così seria verrebbe quasi da sorridere a pensare alle migliaia di persone che ogni anno da venti anni si trascinano da un paese all’altro a discutere senza risultati su come fermare i peggioramenti climatici. Da Berlino, a Kyoto nel 1997, a Marrakesh, a New Dehli, a Nairobi, alla fascinosa Bali, a Cancun, alla favolosa Doha, a Lima nel Peru, con un supplemento a New York la settimana scorsa. Sono ministri, capi di governo, funzionari ministeriali, esperti, ambientalisti e soprattutto lobbysti, quei funzionari che le grandi industrie mandano in giro ad accertarsi che non venga presa qualche decisione che danneggi i loro affari. Perché di soldi e di merci e di affari, si tratta.

martedì 1 luglio 2014

SM 3668 -- Un miliardo di insolent chariots -- 2014

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 1 luglio 2014

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Da poco tempo il numero di autoveicoli circolanti nel mondo ha raggiunto il valore di un miliardo, uno ogni sette abitanti della Terra. Tale numero comprende circa 750 milioni di autoveicoli passeggeri e circa 250 milioni di autoveicoli commerciali “leggeri”, definiti come quelli di peso inferiore a 3500 chili. A questi vanno aggiunti circa 400 milioni di camion “pesanti”. A occhio e croce si tratta di una massa di circa 3000 milioni di tonnellate di ferro, alluminio, gomma, plastica, e poi rame, cromo, vetro, vernici, eccetera, che circolano senza sosta nelle strade del mondo, che trasportano, lungo le strade e nelle città, persone, e poi merci, alimenti, benzina, macchinari, carta, legname, metalli, eccetera.

martedì 6 maggio 2014

SM 3654 -- I nuovi volti della lotta di classe -- 2014

Eddyburg 5 maggio 2014, http://www.eddyburg.it/2014/05/i-nuovi-volti-della-lotta-di-classe.html

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Il pensiero marxista ha elaborato la teoria della lotta di classe, intesa come contrapposizione di interessi fra gruppi di persone, relativamente omogenee, appartenenti ad una ”classe”, appunto, per la conquista di diritti che un’altra classe negava. La “classica” lotta di classe si è svolta fra datori di lavoro e lavoratori nella società capitalistica. Il dovere dell’imprenditore capitalistico, anche in quanto appartenente ad una ”classe” di simili soggetti economici, era ed è l’aumento del proprio capitale monetario; per raggiungere questo fine egli deve dipendere da altre persone, da una “classe” di dipendenti ai quali “deve” essere pagato meno possibile la merce che tale classe vende, il lavoro, che deve “pesare” il meno possibile sui bilanci aziendali con richieste di sicurezza nel luogo di lavoro, di sicurezza sociale, eccetera.

sabato 3 maggio 2014

SM 3260 -- Pensieri su Gaia

Villaggio Globale, 13, (52), dicembre 2010; http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12473%3Afacciamo-di-tutto-per-non-essere-riconoscenti&catid=1078%3Auna-scelta-per-la-sopravvivenza&Itemid=118&lang=it

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Gaia: grande e bellissima, ricca di acque, aria, terre emerse, boschi e fiumi, animali selvaggi e altri costretti in gabbie per sfamare gli altri animali, gli umani. Gaia gelosa custode di innumerevoli ricchezze sotterranee, di calore e di idrocarburi, di carbone e di gas, di minerali e rocce. Fatti i conti, permette di sfamare e soddisfare i bisogni di abitazioni, di cibo, acqua e felicità per tanti umani e invece gli umani si combattono e si uccidono per le merci e i territori, si affannano a sporcare i terreni, i fiumi e il mare e l’aria con i loro rifiuti ed escrementi, a maltrattare, insomma, la povera Gaia.


mercoledì 26 febbraio 2014

SM 3630 -- Il prossimo del futuro -- 2014


La Gazzetta del Mezzogiorno, 25 febbraio 2014

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it


“Tua per sempre”. E’ il messaggio che ci arriva da ciascuna delle conseguenze negative, durature, di tante violenze ambientali cui sono esposte la nostra, e molte future generazioni. Molti anni fa negli Stati Uniti un gruppo di studiosi pubblicò un libro intitolato: ”Il ruolo dell’uomo nel cambiare la faccia della Terra”, una storia delle modificazioni a lungo termine provocate dalle attività umane sulla natura, e quindi sulla salute e sul benessere umano. Diecimila anni fa gran parte della superficie del pianeta era coperta da foreste; i nostri antenati hanno imparato presto a trarre dal bosco legna per scaldarsi o per ricavare metalli dai minerali, per costruire solidi edifici o navi con cui solcare i mari e estendere i commerci.

sabato 8 febbraio 2014

SM 3076 -- Tecnoscienza e capitalismo -- 2009

In: Autori Vari, “Il cosmo infelice. Dialoghi per una scienza consapevole”, Città di Castello (PG), L’altrapagina, 2009, p. 89-95

 Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

 Dopo la fine della seconda guerra mondiale il mondo è stato considerato diviso in tre grandi blocchi: quello dei paesi capitalisti, pudicamente chiamati a libero mercato, costituiti dagli Stati Uniti e dai loro satelliti; quello dei paesi socialisti, o a economia pianificata, costituiti dall’Unione Sovietica e dai suoi satelliti, con la turbolenta isola cinese che faceva una propria politica. Infine c’era il “terzo mondo”--- secondo la definizione coniata dal geografo Sauvy nel 1951 --- costituito da paesi poveri, sottosviluppati, talvolta gravitanti, per ragioni commerciali o di difesa, nell’orbita di uno dei due (o tre) principali imperi, talvolta “non allineati”, spesso ricchi o potenzialmente ricchi di materie prime e risorse naturali.

martedì 21 gennaio 2014

SM 3624 -- Popolazione-risorse-ambiente -- 2014

La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 21 gennaio 2014

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it 

Si fa cominciare con Robert Malthus (1766-1834) l’attenzione per l’”eccessivo” aumento della popolazione, rispetto al tasso di crescita delle risorse “alimentari”; al tempo di Malthus la popolazione mondiale era di 900 milioni e le considerazioni di Malthus valevano essenzialmente per l’Inghilterra e l’Europa. Nella prima metà dell’Ottocento la popolazione mondiale aumentò perché la rivoluzione industriale portò qualche miglioramento delle condizioni e della durata della vita, e si ripresentò lo spettro della scarsità del cibo. Ci pensò il chimico tedesco Justus Liebig (1803-1873) a suggerire che la produzione alimentare avrebbe potuto aumentare con l’impiego di concimi e di migliori tecniche agricole, e, grazie a questi progressi, alla fine dell’Ottocento la popolazione mondiale era arrivata a 1600 milioni di persone.


martedì 12 novembre 2013

SM 3605 -- La battaglia di Scanzano


La Gazzetta del Mezzogiorno, 12 novembre 2013
  

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Scanzano chi ? Sono passati dieci anni da quando questo quasi sconosciuto, e poi presto dimenticato, paesino della Basilicata è stato al centro di una battaglia ecologica che allora ebbe un certo rilievo. La storia è presto raccontata. In Italia da decenni esistono alcune decine di migliaia di tonnellate di sostanze radioattive, ad alta e media radioattività, che sono il residuo di una sventurata stagione nucleare, consistita nella costruzione di alcuni reattori, quattro più grossi e altri minori, chiusi dopo breve tempo uno dopo l’altro, e in avventate attività di trattamento di barre nucleari importate dagli Stati Uniti e che ci sono rimaste in casa col loro carico di plutonio, torio e uranio. Tali sostanze radioattive, comunemente chiamate ”scorie”, continuano ad emettere radioattività e calore per secoli e millenni e devono (dovrebbero) essere sistemate accuratamente isolate dalle acque e dagli esseri viventi.

giovedì 31 ottobre 2013

SM 1790 -- Una piccola dimenticata battaglia contro i campi elettromagnetici -- 1994

"Prefazione" a: L. Carra, "Onde sospette. Elettricità e salute", Roma, Editori Riuniti, 1994, p. IX-XVII 

Giorgio Nebbia

Leggendo il libro ciascuno si farà una sua idea se l'esposizione ai campi magnetici generati dalle linee elettriche ad alta tensione è pericolosa o no. L'autore del libro riporta i dati sperimentali che inducono a considerare tale esposizione pericolosa e le obiezioni di coloro che non vi attribuiscono eccessiva importanza o considerano tali pericoli irrilevanti.

Io sono fra coloro che ritengono che i dati disponibili giustifichino norme più rigorose delle attuali nella costruzione e localizzazione delle reti per il traspor­to dell'elettricità ad alto voltaggio, in modo da diminuire l'esposizione della  popolazione ai campi elettromagnetici che tali reti di sicuro generano.

domenica 29 settembre 2013

SM 2428 -- L'interfaccia fra mare e terra -- 2000

In: Gianni Palumbo e Danilo Selvaggi (a cura di), "Le coste italiane", Roma, LIPU, 2003, p. 188-189

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
  

Nell’analisi dell’ambiente marino uno degli aspetti di maggiore importanza è rappresentato da quello che avviene in quella delicata e mutevole interfaccia dove il mare incontra la terra. Un problema che riveste particolare importanza nel nostro paese in cui tale “interfaccia” si estende per ottomila chilometri.

Gli eventi che si verificano nell’interfaccia sono di molteplice natura: innanzitutto l’interfaccia è rappresentata da rocce o zone sabbiose, mutevoli nel tempo, anche nel corso di un anno, ad opera del vento e del moto ondoso.

lunedì 9 settembre 2013

SM 3588 -- Il Settantatre -- 2013

La Gazzetta del Mezzogiorno, giovedì 5 settembre 2013

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Nel 1973 il mondo era diviso in tre parti, come aveva scritto nel 1952 il geografo francese Alfred Sauvy (1898-1990): il primo mondo era quello capitalistico, comprendente gli Stati Uniti e i paesi amici e satelliti occidentali, dal Canada all’Inghilterra, alla stessa Italia; la Spagna era ancora sotto il regime fascista di Franco, la Grecia era ancora governata dai “colonnelli” di destra. Il secondo mondo era rappresentato dall’Unione Sovietica e dai paesi satelliti. C’era poi un “terzo mondo” molto variegato, in genere di paesi arretrati economicamente, molti dei quali si erano appena scrollato di dosso il dominio coloniale di Francia, Spagna, Inghilterra; la Cina stava vivendo la rivoluzione culturale, una contraddittoria ondata di cambiamento, una via comunista indipendente dall’Unione Sovietica.

mercoledì 28 agosto 2013

SM 3585 -- Crescita e declino degli studi sul futuro -- 2013


La Gazzetta del Mezzogiorno, martedì 27 agosto 2013 

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Forse le attuali crisi, economica e ambientale, possono essere entrambe curate da una rinascita della cultura e degli studi sul futuro. Ogni società, ogni persona pensa al futuro: le aziende si interrogano su quali merci o servizi è opportuno produrre per soddisfare futuri reali bisogni umani; i governi e le singole persone si chiedono quali effetti ambientali il comportamento proprio o collettivo avranno sulle acque e sull’aria del futuro. Le radici di una scienza del futuro vanno cercate nei moltissimi scritti del giornalista H.G.Wells (1866-1946), tutti ispirati, nella prima metà del Novecento, alle conseguenze delle scoperte scientifiche che venivano a sua conoscenza.

La crisi economica degli anni trenta spinse i governi a interrogarsi sul futuro e a predisporre, nei paesi capitalistici e nell’Unione Sovietica, dei ”piani” per orientare le produzioni agricole e industriali in modo da uscire dalla povertà; furono anni segnati da continue innovazioni tecnico scientifiche che ebbero una accelerazione durante la II guerra mondiale (1939-1945): incredibili progressi nei veicoli terrestri e aerei, nei calcolatori, nella chimica, si pensi alla scoperta della penicillina, dei sulfamidici e del DDT, fino alla scoperta della possibilità di estrarre grandissime quantità di energia dal nucleo atomico per nuove devastanti armi o per azionare navi e macchine.

Queste scoperte costrinsero i governi e gli studiosi a interrogarsi sulle conseguenze che tali scoperte avrebbero avuto. Il governo degli Stati Uniti commissionò uno studio sui futuri fabbisogni di energia dell’America e come le varie fonti di energia avrebbero potuto soddisfarli. Già nei primi anni cinquanta negli Stati Uniti apparvero le prime previsioni sull’aumento della popolazione, sull’approvvigionamento dei minerali, dei prodotti agricoli, dei metalli; furono messi a punto dei nuovi metodi “scientifici” per tali previsioni; nacque, insomma, una “scienza del futuro”.

Le previsioni riguardavano gli aspetti tecnico-scientifici ed ecologici ma anche quelli sociali; a Parigi il filosofo Bertrand de Jouvenel (1903-1987) fondò una associazione col nome “Futuribles”, per lo studio dei futuri possibili; l’imprenditore italiano Franco Ferraro (1908-1974) creò una simile associazione “Futuribili” in Italia; a Roma nacque un centro di previsioni diretto dalla sociologa Eleonora Masini. Nel corso degli anni sessanta del Novecento furono pubblicati almeno tre libri col titolo “2000”, scritti dagli americani Herman Kahn (1922-1983), Daniel Bell (1919-2011), dall’austriaco Robert Jungk (1913-1994) e dal norvegese Johan Galtung; una multinazionale di studiosi.

Ben presto fu possibile riconoscere varie “scuole”, quella degli ottimisti (la tecnologia ci salverà, supererà la scarsità di risorse naturali e gli inquinamenti), e i pessimisti (la crescita della popolazione, dei consumi e degli inquinamenti possono compromettere le condizioni di vita future). Questa seconda posizione fu espressa nel più celebre dei libri sul futuro, “I limiti alla crescita”, pubblicato nel 1972 dal Club di Roma, un circolo di intellettuali fondato dall’italiano Aurelio Peccei (1908-1984).

Il culmine dell’interesse e del dibattito della scienza del futuro si ebbe nel 1973 con la conferenza internazionale della Federazione Mondiale di Studi sul Futuro (WFSF), presieduta da Eleonora Masini, a Frascati (i vari volumi di atti sono purtroppo introvabili). Si avvicinavano i tuoni di una nuova crisi: l’aumento del prezzo del petrolio, i pericoli di guerra atomica, le esplosioni di bombe nucleari nell’atmosfera, la fragilità delle strutture industriali, orientate al profitto a breve termine, appariva con una serie di incidenti, da quello giapponese di Minamata, a quelli italiani di Seveso e Manfredonia, a quello americano di Times Beach, alla catastrofe nucleare di Harrisburg, eccetera. I ruggenti anni ottanta e novanta del Novecento, con l’illusione di una nuova ondata di consumi e di merci e di apparente felicità, hanno spazzato via la scienza del futuro, come anche la originale genuina carica “rivoluzionaria” dell’ecologia.

Di futuro, naturalmente, si è parlato, anzi sempre di più e fin troppo, con conferenze, riviste, talvolta come fantascienza, futurologia, addirittura come magia, ma per lo più per cercare una soluzione a problemi immediati; le previsioni sono state fatte a breve termine sotto la spinta di invenzioni e modificazioni così veloci da non lasciare il tempo per comprenderle: la nascita di nuovi giganti industriali, le rivolte nei paesi emergenti, la crescente fragilità dei territori dovute all’inquinamento. I paesi industriali sono incapaci di fare credibili previsioni dei fabbisogni energetici, di prendere decisioni per arginare i prevedibili, questi si, effetti futuri ambientali degli inquinamenti e delle scelte merceologiche. Sembra che le imprese non sappiano fare scelte produttive che riducano la disoccupazione e sembra che i soldi siano l’unico indicatore a cui riferire le spesso miopi previsioni dei governi.

Ne viene un senso di scoramento, soprattutto nelle generazioni più giovani che sembrano avere perso la speranza. Su, studiosi, ingegneri e sociologi, chimici e filosofi, provate a ricominciare a interrogarvi sul futuro. Su; governanti, provate a immaginare come vorreste il vostro paese e i vostri cittadini e a fare politica a questo fine.


venerdì 16 agosto 2013

SM 3399 -- Orgoglio -- 2011

La Gazzetta del Mezzogiorno, mercoledì 14 dicembre 2011

Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Sono rimasto colpito ascoltando uno degli operai dei cantieri navali di Sestri Ponente, in Liguria, di quelli che sono minacciati dal licenziamento: il suo dolore non era soltanto per il mancato guadagno ma anche per la ferita al suo “orgoglio”, ha usato proprio questa parola, di operaio capace di fabbricare cose importanti, come le navi. “Orgoglio” del proprio lavoro, non soltanto condanna biblica alla fatica, non soltanto fonte di guadagno per mantenere una famiglia, ma fonte di soddisfazione, constatazione che col lavoro si fa una cosa buona e utile e bella.

Un tema che ricorre talvolta nelle opere letterarie e anche nei film, soprattutto americani; mi è venuto in mente il film “Pretty woman” (1990), nel quale una prostituta, interpretata da Julia Roberts, fa innamorare un grande finanziere di successo che si vanta di arricchirsi comprando imprese in difficoltà e svendendole pezzi e licenziando i lavoratori. Ad un certo punto la ragazza chiede al finanziere: “Ma tu non hai mai costruito niente ?”. La risposta è “no”. Alla fine, per amore, il finanziere compra un cantiere navale in crisi non per svenderlo, facendo soldi, ma per costruire anche lui ”molte belle e grandi navi”.